
Nel contesto lavorativo contemporaneo sentiamo spesso parlare di soft skills, ovvero le competenze trasversali che sostengono le hard skills, quelle tecniche, e che, in qualche modo, determinano il successo individuale e lavorativo forse anche più di queste ultime. Le soft skills rappresentano la dimensione psicologica del comportamento umano nel lavoro e nella vita quotidiana e includono le competenze emotive, sociali e comunicative, le abilità esecutive e quelle metacognitive. Una persona con delle buone soft skills sarà resiliente, in grado di regolare le proprie emozioni, comunicare efficacemente, gestire i conflitti con flessibilità e lavorare in team.
Continua a leggere: Che cosa sono le soft skills?Un elenco delle soft skills suddivise per area sarebbe più o meno come segue:
- Competenze emotive > consapevolezza emotiva, gestione dello stress, empatia;
- Competenze sociali e comunicative > comunicazione efficace e assertività, ascolto attivo, gestione dei conflitti, collaborazione;
- Funzioni esecutive > problem solving, pensiero critico, presa di decisioni, autoregolazione, flessibilità, motivazione;
- Abilità metacognitive > autoconsapevolezza, valutazione dei propri processi mentali, apprendimento dall’esperienza.
Ovviamente una categorizzazione di questo tipo può essere utile per ragionare sul tema, ma le abilità sopraelencate si intersecano irrimediabilmente le une alle altre, cosicché per comunicare in maniera assertiva sarà necessario, in primo luogo, che io riesca a riconoscere le mie emozioni e a regolarle insieme ai miei comportamenti, riuscendo a immedesimarmi nel mio interlocutore, e che sappia tollerare la frustrazione che la sua rispopsta potrebbe generarmi e mediando il conflitto.
Dal punto di vista psicologico, le soft skills affondano le loro radici in costrutti come l’intelligenza emotiva (Goleman, 1995), la personalità (Costa & McCrae, 1992) e la competenza sociale (Argyle, 1994).
L’intelligenza emotiva consente di regolare le proprie emozioni e gli scambi interpersonali. Influisce sulla capacità di comprendere se stessi e gli altri, facilitando processi come la leadership empatica e la collaborazione.
Le teorie dei tratti di personalità, in particolare il modello dei Big Five, offrono l’opportunità di osservare come fattori quali l’estroversione, la coscienziosità e la stabilità emotiva influenzino la manifestazione delle soft skills. Le persone con alta apertura mentale, per esempio, tendono a mostrarsi più flessibili e creative nella risoluzione dei problemi.
Secondo la prospettiva della psicologia del lavoro e delle organizzazioni, le competenze trasversali rappresentano un elemento cruciale per l’adattamento e la crescita professionale, favorendo la capacità di apprendere nuove competenze, gestire l’incertezza e comunicare efficacemente in contesti multidisciplinari e multiculturali.
La loro importanza è stata evidenziata anche in relazione alla leadership: ricerche mostrano che i leader con elevati livelli di intelligenza emotiva e competenze relazionali favoriscono ambienti di lavoro più produttivi e positivi. Negli ultimi anni perciò lo sviluppo delle soft skills è divenuto una leva strategica per la performance organizzativa e la soddisfazione dei dipendenti.
Ma è possibile allenare le soft skills?
Studi recenti svolti primariamente in ambito aziendale ci dicono che le soft skills possono essere sviluppate attraverso programmi di formazione esperienziale e di coaching. Le metodologie più efficaci combinano tecniche di feedback, auto-riflessione e simulazioni relazionali, promuovendo la consapevolezza emotiva e la gestione del comportamento interpersonale. Se ci pensiamo però, essere empatici, saper ascoltare e comunicare in maniera assertiva, regolare le proprie emozioni, etc. può tornare utile nelle relazioni in generale. Con i colleghi, certo, ma anche con amici e famiglia. E qui ci vengono in aiuto psicoterapia e consulenza psicologica, ma anche gruppi psicoeducativi, mindfulness e role-play.
Le soft skills costituiscono un insieme di competenze psicologiche essenziali per affrontare le sfide della complessità contemporanea. La loro natura trasversale e la possibilità di sviluppo continuo le rendono strumenti fondamentali per la crescita personale e la competitività professionale. In ultimo, promuovere la consapevolezza e la formazione in questo ambito può contribuire a creare individui più equilibrati, empatici e resilienti — pilastri non solo del successo, ma anche del benessere collettivo.
Bibliografia
Argyle, M. (1994). The psychology of interpersonal behaviour (5th ed.). Penguin Books.
Boyatzis, R. E. (2018). The competent manager: A model for effective performance. John Wiley & Sons.
Costa, P. T., & McCrae, R. R. (1992). Revised NEO Personality Inventory (NEO-PI-R) and NEO Five-Factor Inventory (NEO-FFI): Professional manual. Psychological Assessment Resources.
Cummings, T. G., & Worley, C. G. (2018). Organization development and change (11th ed.). Cengage Learning.
Davidson, R. J., & McEwen, B. S. (2012). Social influences on neuroplasticity: Stress and interventions to promote well-being. Nature Neuroscience, 15(5), 689–695.
De Meuse, K. P. (2017). The importance of soft skills in talent development: A practitioner’s perspective. Korn Ferry Institute.
Goleman, D. (1995). Emotional intelligence: Why it can matter more than IQ. Bantam Books.
Lippman, L. H., Ryberg, R., Carney, R., & Moore, K. A. (2015). Key “soft skills” that foster youth workforce success: Toward a consensus across fields. Child Trends.
Mayer, J. D., Salovey, P., & Caruso, D. R. (2004). Emotional intelligence: Theory, findings, and implications. Psychological Inquiry, 15(3), 197–215.