
La risposta breve è: sì, la psicoterapia online funziona.
Ce lo dicono le ricerche in questo ambito che negli ultimi anni hanno subito un’impennata, dal momento che pandemia da Covid-19 e lockdown ripetuti ci hanno costretti in casa.
L’impossibilità di recarsi in studio dallo psicologo da un lato e dall’altro l’esigenza di elaborare ciò che stava accadendo, ovvero un evento molto lontano da qualunque altra esperienza vissuta fino a quel momento, ha indotto molte persone ad usufruire di consulenze psicologiche online.
Prima del 2020 non era una pratica così diffusa. Nella mia esperienza personale, questo genere di consulenza veniva richiesta solo in situazioni particolari, come l’impossibilità di raggiungere lo studio a causa di distanza e indisponibilità di mezzi di trasporto propri oppure in caso di trasferimento del cliente, al fine di poter proseguire un percorso di terapia intrapreso in presenza.
A partire dal 2020, vista la disponibilità di dati, gli studiosi hanno indagato l’efficacia della terapia online per diverse popolazioni di clienti: studenti, anziani, individui con patologie specifiche, persone con sintomi depressivi o ansiosi e così via.
La domanda alla quale le ricerche hanno tentato di rispondere è la seguente: le strategie e tecniche di intervento di comprovata efficacia per specifici disturbi/situazioni, trasferiscono la loro efficacia online?
Prima di procedere con l’analisi dei risultati degli studi, chiariamo però che cosa si intende in questo post con “terapia online”.
La telemedicina non è nata con la pandemia e di strumenti volti a promuovere il benessere psicologico ce ne sono sempre stati molti, con la supervisione in remoto di esperti o in autosomministrazione. Pensiamo ad esempio alle app di monitoraggio della sintomatologia depressiva che mirano a prevenire le ricadute o a quelle che intendono incoraggiare l’adozione di comportamenti virtuosi (attività fisica, meditazione, etc.) da parte di pazienti afflitti da malattie croniche o, ancora, ai software riabilitativi per il potenziamento di memoria, attenzione e funzioni esecutive rivolti a chi è stato colpito da cerebrolesione acquisita.
Per “terapia online” si fa rimento qui solo ed esclusivamente al trasferimento delle sedute di psicoterapia dal setting presenziale a quello online. Restano quindi cliente e terapeuta connessi nello stesso momento al medesimo servizio di videochat, ognuno a casa propria però!
Ecco che torniamo alla domanda iniziale: la terapia online funziona?
Gli studi ci dicono che l’efficacia degli strumenti non subisce variazioni dal setting. I risultati che si possono ottenere da un percorso portato avanti nello studio del terapeuta sono analoghi a quelli che si possono raggiungere dal salotto di casa!
A livello qualitativo però è davvero tutto uguale?
Alcuni studi si sono occupati di indagare le differenze nella lettura degli aspetti non verbali della comunicazione. Si tratta di ricerche embrionali che però focalizzano la loro attenzione sulla comunicazione non verbale appunto, sul cambiamento delle convenzioni sociali ad esempio in apertura e chiusura dell’incontro, sul contesto familiare in cui si svolge la seduta per il paziente, che può avere un certo significato e avere un ruolo nella sua sofferenza, sul fatto che nei servizi di video chat si vede non solo il proprio interlocutore ma anche se stessi. Tutte queste sono variabili, che magari non incidono sull’efficacia del percorso, sicuramente ne modificano la struttura. Altri studi hanno indagato l’efficacia di percorsi di gruppo e anche in questo caso pare che non ci sia una sostanziale differenza rispetto a quelli in presenza ma sarà necessario prevedere più incontri preliminari volti a costruire la coesione di gruppo rispetto a quel che capita con l’avvio di un percorso individuale.
Nella mia esperienza pratica ci sono due elementi tra quelli menzionati che ritengo possano influire sull’efficacia del trattamento. Il primo ha a che vedere con l’aspetto motivazionale: alle volte recarsi presso lo studio del terapeuta permette di rendere concreto un aspetto di cura di sé. Se mi prendo il tempo per andare e tornare dello studio e trascorrere lì quell’ora vuol dire che sto investendo sul percorso ma più di tutto sto investendo su di me perché, come dice una famosa pubblicità, io valgo! Incastrare la terapia tra il taglio delle cipolle per il ragù e la pulizia del parquet alle volte rischia di sminuire l’importanza di quello che sto facendo per me. Il secondo aspetto è legato alla privacy e forse emergeva prepotente soprattutto in periodo di lockdown, quando si era tutti bloccati in casa. Per alcune persone può essere difficile aprirsi fino in fondo sapendo che nell’altra stanza c’è una persona che potrebbe ascoltare ciò che diciamo, persona che potrebbe anche essere protagonista dei nostri racconti.
E visto che l’efficacia resta invariata, se volete fissare un incontro online (ma anche in presenza, eh!), trovate qui i riferimenti!
Arianna
Riferimenti bibliografici
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Weinberg H. (2021). Obstacles, Challenges, and Benefits of Online Group Psychotherapy. American journal of psychotherapy, 74(2), 83–88.