Sindrome da rientro: 4 step per gestirla

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Il rientro dalle vacanze, contrariamente a ciò che ci si aspetta, può rivelarsi un momento di forte stress. Dopo una pausa o un viaggio, il ritorno al “solito tran tran” non è tutto rose e fiori.
La sospensione degli impegni abituali e il distanziamento dalle preoccupazioni che li permeano offrono la possibilità di vivere in una sorta di bolla in cui risulta più semplice godersi il qui e ora perché i problemi sono (anche fisicamente) lontani e perciò, in prospettiva, appaiono piccoli e non così degni di assorbire sempre tutta la nostra attenzione.

L’aspettativa alla fine di una vacanza è spesso quella di portare a casa un po’ di leggerezza, di fare tesoro dell’energia recuperata.

La verità è che energia e vibrazioni positive scompaiono nel giro di poco, di troppo poco tempo e la routine, gli impegni, le preoccupazioni e gli obblighi ci inghiottono.

Il risultato è che ci sentiamo frustrati per il rientro e perché non siamo stati capaci di cambiare le nostre abitudini. Non siamo riusciti a conservare le risorse recuperate durante la pausa e ci sentiamo stanchi e stressati come prima di partire!

Ci si riferisce a questo mix di emozioni e pensieri sgradevoli che compaiono in seguito a una vacanza come alla sindrome da rientro. Può essere caratterizzata da spossatezza, dolori muscolo-tensivi, irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, sbalzi d’umore, mancanza d’appetito, ansia.

In genere si risolve in qualche settimana, ma in persone predisposte potrebbe cronicizzarsi originando sindromi ansiose o depressive.

Come fare dunque per scongiurare questa eventualità?

Innanzitutto è bene normalizzare la situazione: può capitare di sentirsi così dopo una vacanza e non c’è nulla di sbagliato in questo. Tornare ai soliti impegni dopo un periodo ricco di stimoli e gratificazioni implica un nuovo sforzo di adattamento. Inoltre sappiamo che “siamo animali abitudinari”: abbiamo la tendenza ad emettere in maniera automatica (ed economica) gli stessi comportamenti se esposti ai medesimi stimoli. Quindi niente di strano se non riusciamo a trasferire la verve vacanziera sul lavoro o sulla gestione della casa!

Dopo aver normalizzato ciò che ci sta capitando può essere importante domandarsi se c’è davvero qualcosa che non funziona nella propria routine. Qui ho parlato di come possa essere utile averne una per condurre una vita ricca, piena e significativa ma la conditio sine qua non di una routine efficace è l’allineamento tra azioni e valori. Se le nostre giornate sono piene di azioni “vuote”, che non ci avvicinano cioè a ciò che per noi conta davvero ma che semplicemente svolgiamo perché “dobbiamo farlo” o “perché lo abbiamo sempre fatto”, forse può valere la pena apportare qualche cambiamento.

Non tutto ciò che facciamo in un giorno sarà divertente o gratificante lì per lì, ma sarà più semplice dedicarcisi se per noi ha senso.

Un esempio pratico: per me potrebbe essere un valore prendermi cura di me stessa e dei miei cari (anche) attraverso la preparazione di pasti gustosi ma salutari. Magari mi diverte sperimentare nuove ricette ma per farlo ho bisogno di uno spazio di lavoro ordinato. Dovrò perciò pulire la cucina prima di mettermi all’opera.
Per molte persone potrebbe non essere così stimolante fare le pulizie, ma inserire questo compito in una cornice di senso e vederlo come una tappa per coltivare valori che si reputano importanti potrebbe renderlo un po’ meno pesante.

Se dalla riflessione sui valori emerge che in effetti le nostre giornate sono piene di attività non in linea con la direzione che vogliamo seguire nella nostra vita possiamo passare alla fase creativa: qual è la più piccola azione che posso fare oggi per coltivare il valore X?

E dopo normalizzazione, riflessione e creatività il quarto step sarà… il passaggio all’azione!

Può essere disorientante e addirittura spaventoso realizzare che la nostra vita non sta andando (o non sta più andando) nella direzione che vorremmo. Le emozioni rappresentano però un importante bussola: se lo stress che percepiamo ci pare anomalo per frequenza, intensità e durata è bene mettersi in ascolto di noi stessi, anche se questo significa guardare in faccia i nostri mostri, e valutare tutte le strade possibili (vale anche la terapia!) per vivere la vita che ci meritiamo.

E buon rientro a tutti!

Arianna

Sitografia

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Post-vacation_blues

https://www.healthline.com/health/post-vacation-blues


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